Bene! Facendo riferimento a quello letto finora, vedi articolo https://bit.ly/2P9rqoV stavolta l’obiettivo è scomporre ogni macroazione strategica in azioni tattiche.

“La tattica senza strategia è il rumore che precede la sconfitta”(Sun Tzu, L’arte della guerra).

Un’azione tattica è un mezzo concreto da utilizzare per ottenere il risultato prefissato.

“La TATTICA delle 72 h”

Puoi dividere il tuo tempo in semestri, trimestri, mesi, settimane e cicli di 72 ore. Non sottovalutare la cosiddetta “regola delle 72 ore” (circa mezza settimana): se non hai un buon rapporto con la risorsa tempo, ti garantisco che può aiutarti moltissimo perché è fatta di piccoli passi facilmente controllabili. Se ti rendi conto di non aver eseguito l’azione entro 72 ore, hai la possibilità di correggerti subito e rientrare nei tempi pianificati con un piccolo sforzo. Prova a immaginare, al contrario, se ti accorgessi di essere in ritardo dopo uno o tre mesi. Sarebbe sicuramente più faticoso!

Ragiona e pensa con un orologio di 72 ore. Prova e ti garantisco che, dopo 4-6 mesi, lo farai in modo automatico senza renderti conto di seguire la regola delle 72 ore.

Come pensi che sia riuscito a consegnare il testo di un mio libro “Come imparare dai tuoi errori e avere successo”, dal quale prima ti ho dato (nell’altro articolo) un piccolo passaggio?

Avevo in tutto tre mesi di tempo. Quante volte in tre mesi ho avuto disposizione 72 ore?

Se fai il conto sono più di 24 volte !

Ti assicuro che più di una volta non sono riuscito a portare a termine l’azione tattica prefissata entro le 72 ore ma, se stai leggendo questo piccolo aneddoto, è anche vero che il libro è stato pubblicato nei tempi previsti. Anche questa piccola regola mi ha permesso di farcela!

Ora fraziona la tua pianificazione strategica in pianificazione tattica e ricorda sempre prima la tua parte strategica e poi quella tattica.

Se non lo hai già fatto vai a rileggere come descrivere le tue azioni strategiche che trovi qui https://bit.ly/2P9rqoV ,

Il feldmaresciallo tedesco Erwin Rommel si rivelò un abilissimo tattico, soprattutto nella guerra combattuta nel deserto. Era soprannominato “la volpe del deserto” e nessuno riuscì mai a padroneggiare come lui l’uso di truppe, carri armati e artiglieria su tale terreno. Tuttavia, Rommel fu uno stratega scadente: durante la sua campagna in Africa, quando marciò verso Alessandria d’Egitto, non si preoccupò dell’allungamento delle sue linee di rifornimento né pretese prima la conquista di Malta, in modo da impedire agli inglesi di intercettare i convogli provenienti dall’Italia.

ORA PASSIAMO ALL’AZIONE E ALLA PRATICA!

LE MIE AZIONI TATTICHE (Obiettivo 1 – Macroazione strategica 1)

Obiettivo :
Macroazione strategica 1. Descrivila di nuovo:

Poi descrivi le tue azioni tattiche secondo lo schema che segue

Azioni tattiche a 12 mesi:

Azioni tattiche a 6 mesi:

Azioni tattiche a 3 mesi:

Azioni tattiche a 1 mese:

Azioni tattiche a 1 settimana:

Azioni tattiche (Regola delle 72 ore):

Complimenti! Adesso dovresti provare la magnifica sensazione di sapere esattamente cosa fare in ogni momento della tua giornata, del tuo mese. Potrai concentrarti sulle prestazioni e non sul risultato da raggiungere.

Spesso in aula affermo: “È più facile eseguire prestazioni che inseguire risultati”.

L’errore più comune può essere quello di leggere le ultime righe che hai appena letto e poi non mettere in pratica o scrivere tutte le azioni tattiche.

Prima di proseguire vorrei che tu riflettessi su questo breve passo tratto da un articolo pubblicato molti anni fa sul Corriere della Sera.

Quell’insidioso, seducente desiderio di lasciarsi andare (di Francesco Alberoni)

Noi possiamo realizzare quasi tutte le nostre mete a condizione di dedicarvi l’energia necessaria, di essere attivi, instancabili. Certo, esistono anche compiti impossibili ma, di solito, gli scopi che ci proponiamo, sono alla nostra portata. Solo che richiedono uno sforzo, un’attività, una tenacia molto superiori a quelli che siamo disposti a prodigarvi. Incominciamo dal caso più semplice, quello del ragazzo che deve fare un esame. Non riesce a capire il libro di filosofia o di matematica che ha davanti a sé. Lo legge e lo rilegge, ma inutilmente. Gli sembra un ostacolo insuperabile. ”Non ci riuscirò mai” si dice e rinuncia. O si ferma davanti alla difficoltà di mandare a memoria un grosso trattato di anatomia, o di diritto. Eppure se avesse perseverato, se avesse chiesto l’aiuto dei compagni o di un insegnante, ce l’avrebbe fatta. Non gli è mancata l’intelligenza o la memoria, come lui crede, ma la volontà, la perseveranza. E lo stesso capita in tutti gli altri campi: per conquistare il nostro amore, per riuscire negli affari, per affermarci nella politica. Per rendervene conto osservate coloro che hanno avuto successo. Vi accorgete che, spesso, non sono né i più intelligenti, né i più dotati. Però tutti hanno una enorme carica vitale. Sono attivi, veloci, scattanti, infaticabili. Non si fermano davanti a una difficoltà, la superano di slancio. Cercano tutte le possibili, immaginabili strade per riuscire. Non hanno le nostre inibizioni, le nostre remore. Mobilitano tutti gli amici, i conoscenti, vanno a scovare coloro che possono aiutarli. Non hanno esitazione a chiedere, a proporre. Trasmettono agli altri il loro convincimento, la loro fiducia, la loro energia, il loro entusiasmo. Tutti noi, dopo qualche rifiuto o anche solo di fronte a un atteggiamento perplesso, siamo tentati di rinunciare. Loro no. Non allentano la presa. Tutti noi, inoltre, presto o tardi, sentiamo il bisogno di riposarci, di distrarci. Ogni tanto siamo presi dalla sfiducia, ci domandiamo se ne vale la pena. Allentiamo la pressione. Loro no. Loro non demordono mai. Attenti, però: non sono testardi. Il testardo, quando sbaglia, ripete lo stesso errore. Il testardo non ha l’energia sufficiente per trovare sempre nuove soluzioni. Così, rispetto a loro, sembriamo tutti incostanti, dubbiosi, pigri. Ci lasciamo avviluppare dalla tentazione della rinuncia. In un breve film di Alkira Kurosawa alcuni soldati vengono investiti dalla tormenta. Li afferra una grande stanchezza, un irresistibile bisogno di lasciarsi andare, di addormentarsi. Kurosawa rappresenta la tormenta come una donna bellissima che prende fra le sue braccia il soldato, lo avvolge di caldi veli, lo culla sul suo seno, lo fa addormentare. E il sonno significa morte. Anche noi sentiamo questo tipo di seduzione, questo desiderio di lasciarsi andare. C’è una seduzione della rinuncia, che ci promette la fine della tensione, dello spasimo, della paura. C’è un’attrazione della sconfitta che ci fa pregustare la pace. C’è il piacere della pigrizia che rende dolce il passare del tempo. C’è un incantesimo dell’impossibile, dell’ineluttabile, del “non si può” che pone un termine a ogni nostro sforzo. E vi è persino un piacere nella resa di fronte all’ingiustizia del mondo, che ci consente di autocommiserarci. Atteggiamenti talvolta saggi, ma che dobbiamo mettere da parte quando vogliamo agire, quando siamo decisi a raggiungere una meta. (Corriere della Sera 01.02.99)

NON LASCIARTI MAI ANDARE SII SEMPRE IN ACTION!

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